Il mare, un vecchio e il suo cappello

Il mare, un vecchio e il suo cappello di Marco SquarciaConCappello Associazione Culturale
Primo posto sez “Premio Letterario” concorso In cappello a Fermo- febbraio 2018

Antonio non aveva ancora mai visto il mare. Eppure dal suo paese, non distava che pochi
chilometri. Eppure non gli piaceva, gli era ostile.
“Tutto quel blu infinito, mi fa paura”, diceva sempre a chi lo importunava sull’argomento. Tutti
ormai erano a conoscenza di quella buffa storia ad Amandola, paesino nell’entroterra fermano, tra i
Sibillini e il mare per l’appunto. Se ne stava alla veneranda età di novantatré anni, sulla sua sedia a
rotelle, fuori dal terrazzo a fissare le montagne. Sulla testa aveva sempre il suo cappello di paglia
che non toglieva mai e poi mai. Sua moglie Elvira lo spronava spessissimo, senza ottenere i risultati
sperati.
“Ma amore, togliti quel coso e lascia che te lo lavi almeno una volta e poi guarda lo tieni così
abbassato, che nemmeno vedi oltre le tue scarpe.”
Mai, rispondeva lui. Era irremovibile. I suoi compaesani lo trattavano un po’ da saggio, un po’ da
sciocco del villaggio, con quel cappello di paglia sempre in testa, nemmeno fosse lui stesso un
cappello.
Era un contadino in realtà, lo aveva fatto fin da piccino rispettando la tradizione di famiglia, che da
generazioni in generazioni, si passavano le attività dell’azienda agricola.
Anni e anni, mesi e mesi, giorni e giorni, ore e ore, passate a sgobbare su quei terreni a volte
generosi, altre volte infimi. Poche volte era uscito dal paese e dai confini, e in tutte quelle lo aveva
sempre fatto in direzione avversa al mare. La moglie e i parenti non capivano perché ce l’avesse
tanto con quel blu. Nessuno lo capiva, tranne lo stesso Antonio.
“Il mare mi ha strappato l’anima”, diceva ogni tanto. Solo questo, nulla più.
Elvira non capiva, forse il suo bel maritino stava impazzendo, o forse lo era già da un pezzo.
Antonio negli ultimi anni aveva avuto parecchi problemi di salute, tant’è che tra ischemie e ricoveri,
era stato costretto a non fare quasi più nulla, appollaiato su quella sedia a rotelle maledetta. La sua
mente però ancora reggeva bene, così come il suo cuore che gli ricordava tanti eventi passati, ora
che aveva il tempo di farli scorrere come una pellicola cinematografica. Fu così che una mattina
estiva molto calda, vide passare davanti al marciapiede che si trova vicino alla loro casa, un signore
anziano e una bambina piccola. Questa aveva indosso un cappello di paglia e se lo toccava ad ogni
passo, sorrideva. L’uomo che doveva sicuramente essere il nonno, le rispondeva con ampi cenni
d’assenso.
Ad Antonio vedendo quella scena, cominciarono ad uscire piccole lacrime dagli occhietti stanchi,
che prontamente asciugò con un fazzoletto. Non voleva assolutamente essere visto, orgoglioso
com’era. Da qualche giorno gli capitava così, si metteva lì davanti alla sua solita finestra e
piangeva. Quella coppia gli aveva rimembrato qualcosa che lo feriva.
Quando andava a dormire, alzandosi e rimettendosi sul letto, per qualche secondo appoggiava il suo
amico di paglia sopra al letto, ma lo controllava a vista. Quella vipera della moglie, non voleva
scapparsi via l’occasione di poterglielo lavare, ma lui non lo avrebbe permesso per nulla al mondo.
Vedendo che Elvira comunque non mollava, cominciò a mettersi il cappello con sé nel letto per
dormire. Una scelta bislacca ma sicuramente funzionale all’obiettivo.
Neanche i nipotini riuscivano a farlo desistere da quella sa sfida, perché ormai a tutti sembrava
essere diventata il capriccio di un vecchio che torna bambino e rovescia i suoi anni anagrafici.
Finché una domenica, precisamente il 3 giugno, inaspettatamente mentre era a pranzo con tutta la
sua famiglia riunita, disse la frase che fermò per qualche secondo il tempo: voglio vedere il mare.
Lo aveva detto con lo sguardo un po’ basso sul suo piatto di fregnacce calde; non aveva guardato
nessuno ma in un attimo tutti gli occhi presenti, gli furono addosso.
“Scherzi tesoro?”, disse la moglie incredula.
“no”, rispose deciso Antonio. Era sicuro.
Finirono di mangiare più veloci del solito e soprattutto più silenziosi del solito. Antonio parlò poco,
diciamo solo lo stretto necessario e resto sempre pensieroso, anche quando bevve il suo amato
caffè. Si distrasse solo quando, aperta una finestra per far cambiare aria dato il grande caldo, il
cappello gli volò via e immediatamente si sentì perso. I nipoti si prodigarono per riprenderlo e
rimetterlo al suo posto, lassù da dove poteva dominare ogni sguardo e movimento.
A quel punto uscirono di casa e si diressero al mare, Antonio compreso con la sua sedia a rotelle.
Una volta giunti dinanzi alla spiaggia, chiesero al nonno se fosse davvero sicuro di fare ciò che
aveva detto e lui rispose lapidario:
“Si, sono sicurissimo, ma avrei una richiesta da farvi. Portatemi fino alla riva con la sedia, poi
ritornate tutti qui e non guardatemi. Vorrei solo questo. Restare solo, col mare e il mio cappello.”
I parenti si guardarono un po’ perplessi, ma dissero che andava bene. Così si addentrarono in
spiaggia, col mare quel giorno agitato e il tempo non proprio bellissimo come lo era prima. La
spiaggia non era affollata, anzi vi erano solo un paio di coppiette intente a baciarsi tra gli
asciugamani stesi a terra. Antonio rimase solo.
Passò qualche minuto, una decina e Elvira non poteva resistere, doveva controllare cosa stesse
facendo il marito, così si affacciò. Qualcosa la mise in allarme, si agitò, anche se la sedia a rotella
era al suo posto, il senso le diceva che non tutto quadrava. Quando tutti giunsero sulla spiaggia,
videro la sedia a rotelle di Antonio e il suo magico cappello……appoggiato su di essa. Di lui
nessuna traccia. Se n’era andato dentro al mare e li aveva deciso di morire, in quel blu infinito.
Sotto all’amato amico di paglia, aveva lasciato però un foglio:
“Poche righe per spiegarvi una storia triste ma intensa, che nessuno conosce e che era un piccolo
segreto, che ho deciso di condividere con voi e con nessun altro. Il cappello che ho sempre
indossato, non privandomene mai, non è il mio. Appartiene ad Alberto, il miglior amico che potessi
avere, scomparso quando ero ancora adolescente, risucchiato dal mare in burrasca. Era un pescatore
come il padre, ma quel tremendo pomeriggio la sua vita si spense, lasciando in ricordo il cappello
che indossava con estrema fierezza. Ecco perché non ho mai voluto togliermelo e ora sapete anche
del mio rifiuto verso questo blu, in cui ora mi immergo.”

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