Il derby di Sarnano durante la Resistenza

DAL LIBRO UN CALCIO AL RAZZISMO
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Il leggendario derby di Sarnano
Paolo grande bracconiere di storie, una sera in un’osteria di Sarnano raccontò una di quelle storielle che si tramandano da anni dentro quegli ultimi famosi bar sport dei paesi dell’Appennino umbro-marchigiano. Una vicenda di Calcio e Resistenza al regime accaduta in questo paese con poco più di tremila abitanti nella primavera del 1944.
Ma c’è chi è più preciso con i tempi. Come Rosario Esposito La Rossa, giovane autore napoletano oltre che editore e libraio a Scampia:
“Era il primo aprile. Campo di calcio a alle spalle della chiesa di San Filippo. Sabato mattina. I tedeschi sono già in campo, man mano scendono veloci dalle montagne i convocati italiani”. Questo è il prologo ai più febbrili novanta minuti che abbia mai vissuto un piccolo eroe: l’arbitro Mario Maurelli. Un condannato a perdere, anche se in questo caso la sconfitta fu un pareggio forzato.
Sono tempi di tornei clandestini, da campionato di guerra. Dopo l’8 settembre Maurelli già direttore di gara, era passato a sostenere i Gap della zona in cui figurava il fratello Mimmo.
“Ex soldato del regio esercito che dopo aver spalato le macerie del bombardamento di San Lorenzo a Roma, si è rifugiato sull’Appennino insieme ad altri partigiani ed ex soldati”, così appare Mimmo in Eterni secondi.
Perciò quando due ufficiali della Wehrmacht vanno a bussare alla porta di casa Maurelli, l’arbitro è prossimo alla resa, pronto ad andare al patibolo, assieme al fratello.
E invece sospira di sollievo alla domanda spiazzante come un rigore :”E’ lei l’arbitro Maurelli?”.
I due tedeschi avevano saputo degli ottimi trascorsi arbitrali e chiedevano il suo appoggio per organizzare una partita di calcio tra la loro formazione e la squadra locale. Un’impresa. La meglio gioventù sarnanese era sparpagliata tra i boschi, rintanata con il fucile sempre carico nelle grotte dei Sibillini con quel che restava della brigata Val Fiastre guidata dall’eroico Decio Filipponi, il
“comandante”, che per evitare rappresaglie e spargimenti di sangue innocenti in paese, conseguenti all’uccisione di due soldati tedeschi, si era volontariamente consegnato al nemico.
Gli ufficiali nazisti per rianimare le proprie schiere pretendevano una vittoria riparatrice sul campo: :quello di calcio. L’arbitro Maurelli fu intimato di reclutare, anzi convocare, una formazione degna di quel nome.
“Non accettate, è una trappola! Vi uccideranno tutti”, dicevano piangendo le madri ai loro figli, specie a quelli che se ne stavano in montagna in attesa di colpire. Maurelli riuscì però a formare un undici regolare del quale farà parte, come richiesto dai tedeschi, anche suo fratello Mimmo: il primo uomo al quale l’arbitro intimò di non cedere nella tentazione di battere la squadra avversaria, pena la fine per tutti.
“Se vogliamo salvare la pelle, oggi non dovrete vincere”, fu l’ordine tassativo del signor Maurelli. Messaggio non raccolto dal terzino Lucarelli: dopo dieci minuti di gioco crossa al centro per Grattini che mette la palla in rete. E’ 1-0. Sul campo di Sarnano scende il gelo. Si va al riposo con la formazione partigiana in vantaggio.
L’orgoglio patriottico resiste fiero anche nel secondo tempo. L’arbitro Maurelli allora deve aver guardato continuamente l’orologio con ansia e incrociato lo sguardo rabbioso di suo fratello e di tutta quella squadra.
“un gol per il comandante Decio”, una vittoria per tutte le vittime di quella guerra. A cinque minuti dalla fine, le cronache frammentarie di questa leggendaria partita parlano però di uno scivolone volontario. Il buon senso, unito forse a un maggior spirito di sopravvivenza rispetto al resto della formazione, illumina l’ex soldato Libero Lucarini che si lascia cadere mentre l’ala tedesca s’invola in porta. Risultato 1-1. Pari, con undici vite salve che se ne scappano di nuovi e in tempi celeri in montagna.

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