La pelle non dimentica

Mi aiutate ?
Partecipo a questo concorso e sono tra i finalisti. Se vi piacciono le poesie, potete lasciare un commento nel blog : ) GRAZIE

https://lapellenondimentica.wordpress.com/2016/09/15/marco-squarcia/comment-page-1/#comment-570

Reale

Colpito ed affondato,

ho rivolto altrove il mio sguardo.

Vergognoso, inacidito.

Mi rimane dentro il cuore,

quella vista dei seni nudi,

delle mani vinte giunte davanti all’aguzzino.

Implorano una pietà scomparsa da tempo,

spazzata via e mai più ritornata.

Ho paura di vedere,

ho paura di sapere cosa siamo diventati.

Rosso.

Sgorga a fiumi, chiudo gli occhi.

Cammino, corro, fuggo.

Lei cade, non si rialza,

umiliata per sempre.

Un suono inascoltato

Orecchie sensibili,

nascondono fauci arrabbiate.

Quelle grida non mentono,

sono facili da riconoscere,

potenti come lame taglienti.

Da dove vengono, chi le emette?

Mi affaccio dalla finestra,

corse per le vie, gente in strada.

Bambine, sono solo bambine,

mio Dio!

Nude sul selciato, bagnato dall’acqua del cielo.

Dietro di loro il patrigno,

con un bastone in una mano e il Diavolo nell’altra.

Piccoli Angeli

La trovarono,

ciò che di lei restava.

In quella sudicia cantina,

che aveva visto più di tutti gli altri.

I continui abusi del padre,

l’avevano trasformata.

Maria non era più una ragazza,

era un mostro.

Per anni, terribili,

crudeli,

aveva sopportato una segregazione familiare.

Lei bambina bionda,

occhi azzurro cielo,

contrasto divino.

Vita spensierata,

senza pensieri,

da bambina.

Finchè il padre,

la portò lì sotto,

al buio.

Lei non capiva,

aveva un’amara fiducia,

poi lo sguardo del padre,

urla infinite.

A nulla servì,

la mamma sapeva tutto,

ma taceva, spaventata,

violentata nell’anima.

Maria venne privata della sua dignità.

Per anni.

La trovarono appesa ad una trave.

Si era liberata, da sola.

L’ultimo filo di voce

Guardami o specchio,

mi riconosci?

Sono paralizzata dal dolore,

mi muovo a fatica,

non cerco Dio,

ho perso la speranza.

Continua la mia vita,

tormentata,

per i miei figli.

Non li farò toccare dal mio uomo,

ciò che è diventato il mio uomo.

La mia pelle piange,

mi supplica di smetterla,

denuncia.

Non posso, ho paura.

Gli zigomi gonfi, rotti.

Le mie labbra spezzate,

i miei capelli tirati,

i miei lividi riflessi.

Lo faccio per loro,

piccole creature indifese.

Fino al mio ultimo filo di voce,

lo faccio per loro.

Ribellione

Coltelli,

lame,

fendenti dritte al mio petto.

Le voci dei miei familiari,

mi straziano,

illusa in gioventù,

consapevole ora, matura.

Marito, padre, fratello,

sono la loro schiava.

Sesso, duro, violento.

Ogni volta un dolore diverso,

ogni volta un silenzio frustrato.

Basta.

Ribellione, parlo.

E’ finta, rinasco, rivivo.

Sono una donna,

sono una vita.

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