L’Attimo del soldato

L’ATTIMO DEL SOLDATO

Prefazione: 1944. La Grande Guerra impazza, in tutta Europa. Tanti gli uomini a sfidarsi, non sapendo neanche il perché, per poi purtroppo dirsi addio, in un batter d’occhio. Terribile la guerra ma reale. Fin Troppo reale. Per questo, una storia vera vorrei raccontarla anch’io e se forse oggi, ha l’emozione sfumata dal tempo, è pur sempre una storia che fa vibrare. Questa come altri Infiniti aneddoti, sono ancora nell’aria, pronti per essere respirati…. Basta solo volerlo.

 

L’aria era buona lassù in montagna, tra i Monti Sibillini e i Monti Azzurri; la vita scorreva, non era semplice ma scorreva. Chi coltivava la terra, chi era artigiano, chi “stramava” le bestie e infine chi sognava. Tutti accomunati dall’odore della natura incontaminata, che adagia, ti accomodava le coperte e ti augurava “buonanotte”. Che cosa poteva rovinare un quadro così ben congeniato? Era o meglio è, come un virus, s’infiltrava in un lembo di terra e piano piano contagiava tutti. Cosi anche al mio paese, Amandola, tanti furono i giovani obbligati a partire e così una cittadina di 6000 anime, si svuotò, lasciando dietro di sé una striscia di pianti e lacrime. Ragazzi appena diciottenni, chiamati a rapportarsi con quanto fino allora avevano solo. Appena sentito o immaginato. Genitori che, prima di essere padri, erano stati adolescenti e nei loro figli, rivedevano. Un incubo già vissuto. Protagonista di quest’aneddoto è un ragazzo di nome.  Antonio, ventenne, ogni giorno al lavoro col padre per i campi. Strappato dai suoi luoghi natii, quasi sperduti a 500. Metri sul livello dal mare, è trasportato altrove, in un mondo nuovo, pronto per un qualcosa che faceva paura. Il crescere con i tuoi amici, le prime partite a quello sport, oggi tanto amato chiamato calcio, le prime cotte, gli scherzi, il lavoro, la famiglia. Tutto quest’Antonio lo conosceva, e gli piaceva, eccome se gli piaceva. Spesso ad esempio, si radunavano molti ragazzi nella piazza principale del paesino, attoniti ad ascoltare gli anziani e qualche reduce, raccontare storie che sembravano provenire da chissà quale pianeta lontano, velate di profonda verità e un pizzico d’inventiva. Era un rito, una prassi comune in molti luoghi, racchiusi spesso nella voce narrante di chi li raccontava. Ebbene uno di quei giovani era Antonio, che ascoltava con attenzione tutte le parole che gli uomini, seduti ai tavolini dei bar, raccontavano tra un bicchiere di vino e l’altro, poi un altro e un altro ancora. -“Eravamo 1500 nel mio battaglione, alla fine rimanemmo in 150.”

-“ a noatri ci fecero un’imboscata! Io me so sarvatu, perché so scappatu…tanti atri non gliela fatta…”.

-“eh beati vuatri cocchi….ve auguro de non passalle mai ste cose…”

Quando sei lì, tutto si amplifica, spesso governa l’istinto, decisioni immediate, testa o croce. Questioni di un attimo, di una coincidenza, di fortuna o sfortuna. Come la pallina quando si gioca alla roulette. Ti giochi il nero ed esce il rosso. Casualità, probabilità; in fondo sono solo due i colori. Tu che giochi, hai il 50% di possibilità di vincere, devi solo scegliere. Il Croupier t’incalza, “fate il vostro gioco signori”, ti mette fretta e tu devi deciderti in fretta. Il difficile viene quando devi anche scegliere il numero, spesso collegato al destino. Se poi, qualche volta, il gioco comincia a essere davvero tosto, immaginatevi la guerra. Ebbene, quest’incubo, migliaia di uomini lo condividevano, fianco a fianco. Alla fine saranno milioni. Molti non sono più tornati, pochi invece l’hanno fatta. In questo caso, il destino ha voluto che, su di una mano immaginaria, vi fossero poste due palline, una rossa e una bianca. Un lancio poi, bel forte e deciso, uno solo verso l’alto, era l’artefice di un cambiamento, totale, micidiale, invincibile. La pallina che fosse ricaduta più tardi al suolo decretava una vittoria, l’altra l’inesorabile sconfitta. Come quando si tira una moneta o testa o croce. Non ci sono vie d’uscita. Solo che questa volta, come moltissime altre volte, il destino giocava con la vita di due uomini. Questi due ragazzi, non si erano mai conosciuti, prima. Per uno di loro, questa conoscenza si rivelerà fondamentale. Al momento del bisogno, entrambi sono stati chiamati a cimentarsi tra, fango, bombe e pallottole. La ferocia della situazione, non permette distrazioni: ricordi, umori, paure…vanno cancellati. Sotto i bombardamenti, le mitragliate dei “volatili” del cielo nemici, questi due uomini cercavano rifugio tra le macerie di una casa in rovina. in mezzo ad un campo isolato, come tanti loro compagni. V’immaginate la scena? Mitragliate dall’alto, bombe dal basso, un momentaneo riparo, da prendere al volo per non vedersi sfumare la possibilità di vivere. Ai loro fianchi, altri connazionali come loro, erano scaraventati in area da raffiche di piombo e il rimbombo degli urti era devastante. Combattevano a battaglioni, di centinaia di uomini ciascuno, ma quel giorno il loro, si era disunito, andando a sparpagliare militari a destra e a manca. Oltre alle tante difficoltà, anche il disorientamento che rende tutto più complicato, unito alla paura di non farcela che può bloccarti e lì in mezzo non te lo puoi permettere. Stai giocandoti una partita, la più importante, non si può pareggiare, solo vincere.  Sono attimi per l’appunto, momenti, che fanno la differenza. I due amici, corrono  fianco a fianco, come hanno sempre fatto in quei mesi: il sudore che cala dalla testa, le tempie pulsano, gli occhi lacrimano… Arrivati davanti alla casa, momentaneo riparo, si trovano davanti ad un muretto di mattoni. L’unico ingresso è al centro; una strettoia, buttata giù a mò di porta, nella quale a stento passa un bambino, ma è l’unica via di fuga. Si fermano. Si guardano,il primo Antonio, sta per pronunciare qualcosa, ma il secondo lo spinge in avanti. lo sbatte aldilà del muretto. Verso la salvezza. E questo, passa e corre, sguscia, gli occhi di fuori, il cuore a mille. Poi spari. Mitragliate. Si volta. E urla. E’ finita. Questa volta il destino, ha voluto così. Eppure bastava poco, che le parti si invertissero.  L’attimo è stato fatale. Dall’alto il piombo, crudele, caldo. Quel ragazzo, diventato uomo in un sol colpo, una vita l’ha salvata: e se solo sapesse quante ne ha fatte nascere col suo gesto, né sarebbe orgoglioso e non smetterebbe di sorridere, ne son sicuro.

Antonio è mio nonno.images (1)

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